parole poche, a voce viva | «… Le strade, i sentieri, le reti. La ruota e il ritorno, il giorno e la notte. Il digiuno, il poco/penuria (penìa, bisogno “poche parole”), antitetico alla vitalità e alla pienezza dell’“a voce viva” entrambe enfatizzate dalle allitterazioni rispettivamente del suono esplosivo sordo “p” (parole poche) e del suono fricativo sonoro (a voce viva).
Allitterazioni, ripetizioni, che arricchendo i suoni – scrive la filosofa e poetessa Marta Celio nella Prefazione al libro – arricchiscono il senso, anzi proprio lo producono. Un senso pieno e tondo. Perfetto.
Volendo entrare in punta di piedi nella silloge di Elena Licci Tidei, poetessa, si è scelto il titolo e il sottotitolo. Contengono in nuce una latenza che si riverbera come un raggio di alba su di un quieto/inquieto spazio e tempo di mare. Un tesoro che andrà dipanandosi nelle diverse e scandite sezioni ad aprire mondi: il cuore sa, la mente sente, l’occhio teoretico conosce.
È un libro/testimonianza, del suo essere vicino alla sofferenza e alla morte, e “casualmente e causalmente” è scandito in forma prevalentemente di poesia. Una poesia coessenziale-coestensiva. Le appartiene. La accorpa. È un tutt’uno con lei. Elena Licci Tidei, anche nella vita, negli incontri “casuali e causali” è e si manifesta, epifenomenicamente, come poesia.
Poesia pensante. Poesia vivente. La Vera poesia – conclude Marta Celio -, quella che con lo sguardo e con il silenzio, riempie l’astante di evocativi significati: ciò di cui lei è dono/donante».
Elena Licci Tidei – qui poetessa, nella vita mindful coach e formatrice – confessa, nella sua introduzione al libro, che «… mi nascondevo agli occhi sotto uno scrittoio antico di casa e in pieno ascolto raccoglievo parole cadute dal legno, protetta. Un gioco che sapeva d’immenso, chiedeva prontezza ed equilibrio, mi apriva all’ampiezza dello sguardo orizzonte, mi si concedeva di riconoscere, nel vuoto, la caduta: quel piccolo suo scendere a lettere vive».
Così, Elena ha iniziato a scrivere le sue poesie. E così accompagna il lettore in un cammino che lo porta ad avvicinare la poesia come «… ascolto, negli occhi … rotondità di sguardo … acqua che scorre, libera … concessione del Silenzio mio grande che solo nel “poco dire” sceglie con cura il manifestare l’essenza dell’Oltre che sente. Oltre che si lascia solo intravedere, “intravedere mondi è l’arte del piccolo”, e scandisce a voce piccola, ma chiede, chiede comprensione netta».
E così Elena ripete nel suo scrivere, a cadenza, ciò che non può cadere inascoltato.
Questa raccolta, insiste l’Autrice, «custodisce un viaggio tra notti, spazi e tempi “a voce viva”. È lì che l’Oltre si fa toccare. Si tratta di incontri. Sono appunti del vivere, nel mio libro bianco».


