NARRAZIONI INVISIBILI. Esistenze a colori
Si tratta di un testo «carico di una grande forza interiore, quella che la protagonista attinge dalla propria particolare gentilezza d’animo […] un impegno poetico – scrive Paola Binetti nella sua “Lettera a Marta”, inserita in apertura di volume – che ha il sapore della profondità filosofica, colta nella sua essenzialità […], dove si respira una empatia che è davvero capacità di riconoscere nell’altro qualcosa di sé e al tempo stesso di diverso da sé, ma comunque quel “quid” che ci fa riconoscere, anche a distanza, come umanità dolente, sofferente, ma capace di dare senso al dolore, anche al proprio per poter essere di sostegno all’altro, anche attraverso la difficile strada del perdono […] un perdono forse non chiesto, non consapevole, ma comunque necessario per riconciliarsi con sé stessi e con il mondo intero, per guardare a quei “cieli celesti” che ci attendono con la loro muta armonia».
«Prendendo in mano queste “narrazioni” di Marta – scrive nella Postfazione al libro di Germano Bertin – ho provato un indefinibile senso di attrazione e, al contempo, di smarrimento: poi, in breve, tutto si è trasformato in un pacificante senso di riconoscimento. Abitando queste sue parole, ovvero, tornando a leggerle, a rileggerle, in punta di piedi, sono emersi, o forse meglio riemersi piano piano, dettagli e indizi che mi hanno permesso di vedere e di ri-trovare quel filo sottile che unisce giorni, emozioni, colori, pensieri, silenzi. Spazi e vissuti che prima mi apparivano imprevisti, inattesi, scollegati, poi sono diventati prossimi e parlanti.
Queste narrazioni, affollate di vita e di vite, di volti e di identità preziose-misteriose, di nomi e percorsi interiori unici e parlanti, permettono, a chi si concede “tempo”, di percepire, prima, di ri-conoscere, poi, e di abitare, finalmente, l’in-visibile. Qui, gli intrecci, intensi, tumultuosi, inafferrabili, colmi, talora complessi, svelano, di fatto, frammenti e dettagli che portano in luce il mistero di “esistenze a colori”, pregne e interroganti.
Quanto viene qui condiviso da Marta, in modo pudico e schietto, onesto, si fa parlante e coinvolgente. Così, accogliendo frammenti, facilmente, ci si scopre “parte di un intero che abitiamo e ci abita”. Tale riconoscimento si fa finalmente riconoscenza, stupore e bellezza del vivere».

